Plagiocefalia

La plagiocefalia è una deformazione del cranio del neonato che lo fa apparire appiattito da un lato, spesso con un orecchio leggermente più avanzato dell’altro. È diventata molto più frequente negli ultimi vent’anni, da quando i pediatri raccomandano correttamente di far dormire i neonati a pancia in su per prevenire la SIDS. La maggior parte dei casi è posizionale, cioè dovuta alla pressione costante del cranio sempre nello stesso punto, e si distingue dalle forme craniosinostotiche – molto più rare – che richiedono intervento chirurgico.

Il momento per intervenire è il prima possibile, idealmente entro i quattro-sei mesi, quando le ossa del cranio sono ancora estremamente plastiche. Più si aspetta, più la finestra di intervento si chiude. Dopo i dodici mesi i miglioramenti diventano marginali e in alcuni casi serve passare ai caschetti correttivi.

Spesso la plagiocefalia si accompagna a un torcicollo posizionale: il bambino tende a girare sempre la testa dallo stesso lato perché un lato del collo è più contratto, e così la pressione sul cranio diventa unilaterale. Lavorare solo sulla forma del cranio senza affrontare la causa nel collo è inutile.

Coliche del neonato

Le coliche del neonato sono crisi di pianto intenso, spesso prolungate, che si manifestano nei primi tre-quattro mesi di vita. Il bambino piega le gambe sull’addome, stringe i pugni, diventa rosso, e nessuna delle solite strategie sembra funzionare. Si stima che riguardino fino a un neonato su cinque, e nella maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente entro i quattro mesi. Ma nel frattempo sono una prova durissima per i genitori, e per il bambino stesso.

Le cause non sono mai una sola. C’è la maturazione dell’apparato digerente, c’è la difficoltà a gestire l’aria che il neonato inghiotte durante la poppata, ci possono essere tensioni residue legate al parto (soprattutto se è stato lungo, strumentale o cesareo), c’è la sensibilità del sistema nervoso ancora immaturo. L’osteopatia non promette miracoli ma può lavorare proprio su queste tensioni residue del cranio, del diaframma, della zona viscerale, restituendo al bambino una maggiore libertà.

Quando preoccuparsi di più: se il pianto si accompagna a febbre, vomito a getto, sangue nelle feci, perdita di peso o rifiuto totale del cibo, l’osteopatia non è la prima cosa di cui hai bisogno. Vai dal pediatra subito.